Delle Maremme e dell’osservare

 

E’ Maremma ogni volta che mi sento a casa, ogni volta che la “terra si sposa al  mare e si veste di tramonti”. E’ Maremma ogni volta che la Natura, quando bella e generosa, detta i tempi del vivere quotidiano e riporta tutto in una dimensione di autentico rapporto tra l’uomo e il suo habitat. E’ Maremma quel territorio nel mondo dove ho sentito realizzate queste condizioni e mi sento privilegiato e fortunato nel godere delle belle esperienze, di vita, di lavoro che la Maremma Toscana in tanti anni mi ha regalato.  

La Maremma Toscana è laboriosa ed ha una qualità della vita molto alta. Le genti, serene, generosamente attaccate alla propria terra, fanno tesoro del passato e delle proprie tradizioni per rispondere alle esigenze del presente e proiettarsi con modernità nel futuro. Questo nel mondo del lavoro si traduce con produzioni d’eccellenza; grandi e piccole imprese accomunate dalla consapevolezza d’insistere su un territorio speciale, hanno raggiunto grandi risultati non solo nei campi naturalmente vocati come l’offerta turistica, l’agroalimentare e l’enogastronomia ma anche nel mondo dello sport, nella moda, nelle alte tecnologie, nella chimica, nelle arti, nella comunicazione e altro ancora.

Con tante di queste aziende la fotografia mi permette di condividere un progetto, di comunicare insieme storie sempre interessanti, mai banali, sia legate a  piccole realtà lavorative o a grandi gruppi. Soprattutto mi permette di esplorare, conoscere e riportare il bello, il vero e il fascino  di ciò che mi circonda, nel mio caso spesso legato alle maremme.

Perché la fotografia è memoria, sintesi, emozione. Ed è soprattutto uno straordinario mezzo di comunicazione con il quale tutti noi abbiamo avuto a che fare, per curiosità per diletto o per lavoro. 

Alla base della costruzione o comunque della genesi di ogni immagine c’è l’osservazione. A proposito di osservazione in un periodo in cui iniziavo a provare attrazione per la fotografia, lessi un brano da un racconto di Italo Calvino (più volte ispirato dal mare di Maremma)  dal libro “Palomar”  che mi colpì molto, tanto che cercai di farne tesoro per quella che oggi è la mia professione di fotografo.

 Il brano è tratto dal racconto “Il mondo guarda il mondo”:

[…]Eppure gli è sempre successo che certe cose – un muro di pietre, un guscio di conchiglia, una foglia, una teiera, – gli si presentino come chiedendogli un’attenzione minuziosa e prolungata: egli si mette  ad osservarle quasi senza rendersene conto e il suo sguardo comincia a percorrere tutti i dettagli, e non riesce più a staccarsene. Il signor Palomar ha deciso che d’ora in avanti raddoppierà la sua attenzione: primo, nel non lasciarsi sfuggire questi richiami che gli arrivano dalle cose; secondo, nell’attribuire all’operazione dell’osservare l’importanza che essa merita.[…]

Fotografo secondo i richiami che arrivano dal mondo che mi circonda cercando di instaurare con quello che vedo e la luce che lo svela, un rapporto di complicità e diventa poco importante che siano cose, persone, paesaggi piuttosto che lavori in studio o scatti presi al volo sotto il sole, la fotografia per me è globale ed è per questo motivo che la curiosità mi spinge a fotografare soggetti  anche apparentemente molto diversi tra loro. Così la fotografia è diventata un’esigenza, qualcosa a cui non posso rinunciare facilmente perché mi stimola, mi gratifica, mi emoziona, mi diverte.